(Zamenis longissimus - Laurenti, 1768)

Zamenis longissimus

NOMI STRANIERI E DIALETTALI

Inglese: Aesculapian snake.
Francese: Couleuvre d’Esculape.
Tedesco: Askulapnatte.
Spagnolo: Culebra de Esculapio.
Greco: Ofis tu Asklepiu.
Dialetto: Bissa oxelea, Oxelaia, Biscia oxelea, Saetùn.

DESCRIZIONE

Può raggiungere i 180 cm di lunghezza, corpo molto flessuoso e robusto, particolarmente verso metà tronco; negli adulti colorazione tendenzialmente bruno-verdastra, con piccole macchie bianche sulle squame, ventre giallo-verdastro privo di macchie, testa relativamente piccola, poco distinta, giallastra e più chiara del corpo. Occhi proporzionati con pupilla rotonda ed iride grigiastra, brunastra, giallastra o biancastra...

I giovani tendono ad avere una colorazione bruna con grandi macchie tondeggianti di colore scuro ed un collarino giallastro alla base della testa (che li fa assomigliare molto ad una Natrix natrix).
Il dimorfismo sessuale non è molto accentuato anche se le femmine tendono ad essere più grandi e robuste dei maschi.

DISTRIBUZIONE

Spagna (Pirenei), Francia meridionale e centrale, Italia peninsulare, alcune zone dell’Europa centrale, Balcani, ex Unione Sovietica ed Asia occidentale (almeno fino al Libano).
In provincia di Savona e nel ponente ligure è specie abbastanza comune in tutti gli ambienti (la si può trovare anche in città) fino ad un altitudine di 1000 metri.

HABITAT

Ambienti rocciosi con folta vegetazione, boschi aperti, muretti a secco, rive di fiumi, ambienti rurali, discariche. Lo si può trovare arrotolato sotto covoni, grandi pietre, teloni in ambienti con clima mediterraneo o continentale.

ABITUDINI

Abile arrampicatore (lo si potrebbe addirittura definire semiarboricolo), questo ofidio comincia l’attività ad inizio marzo e può protrarla, in ambienti con clima particolarmente mite, fino a metà novembre.
Non è una specie particolarmente termofila; nei periodi più caldi dell’anno tende ad essere attivo solo al crepuscolo o addirittura di notte. Se la calura è veramente insopportabile è solito ripararsi in zone con acque stagnanti, restandovi immerso ed arrotolato e lasciando fuori solo la testa per respirare.
Il periodo riproduttivo coincide con la primavera; le femmine, in seguito all'accoppiamento (effettuato a volte con più maschi contemporaneamente, formando in questo modo veri e propri "grovigli" di serpenti, ben noti ai contadini e agli escursionisti), possono deporre da 4 a 12 uova sotto radici di alberi, sassi, nei muretti ed addirittura in discariche.
I piccoli nascono alla fine di agosto–inizio di settembre e sono lunghi in media 25-28 cm.

ALIMENTAZIONE

Molto varia. Da adulto può catturare mammiferi fino alle dimensioni di un ratto, piccoli conigli, altri rettili (sauri), anfibi. Essendo un ottimo arrampicatore insidia i nidi degli uccelli, predando le loro uova, i nidiacei e gli adulti fino alla taglia di un merlo (Turdus merula). Non si conoscono casi di cannibalismo.
I giovani si nutrono di lucertole e piccoli roditori.
Le prede vengono uccise per costrizione, con molta perizia e forza (i serpenti dei generi Elaphe e Zamenis sono i costrittori europei più specializzati).

PERICOLI

Teme molto i rapaci diurni di grandi dimensioni, in particolare il Biancone (Circaetus gallicus), i mammiferi dell’ordine dei carnivori ed anche i serpenti ofiofagi (NDR: il nostro autore Luca ha trovato, nel Finalese, un adulto di Malpolon monspessulanus di circa 140 cm di lunghezza con un Saettone di circa 1 metro nello stomaco).
Il nemico principale resta comunque l’uomo, che lo uccide spesso sia direttamente sia indirettamente con il traffico automobilistico.

PARTICOLARITÀ

Nonostante ciò che si potrebbe pensare sentendo il nome (Saettone), si tratta di una specie abbastanza lenta e compassata, molto elegante nei movimenti.
Abbastanza mordace, anche se, a differenza dei serpenti del genere Coluber e Malpolon, di solito molla subito la presa dopo il morso.
Ai tempi antichi era considerato sacro da molti popoli mediterranei e veniva raffigurato sulla verga del Dio greco della salute Asklepios (Esculapio, per gli antichi Romani) oggi simbolo della medicina.
Sia per la particolare imponenza sia per le sua importanza storica ed archeologica, lo si può definire come uno degli ofidi più conosciuti di tutta l’Europa.

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